+
Home / Posts tagged "NO TRATTA"
NO TRATTA

On line la ricerca aggiornata No Tratta

E’ disponibile la ricerca aggiornata di Cittalia su “Vittime di tratta e richiedenti/titolari di protezione internazionale”.  Il paper contiene uno studio di tipo qualitativo sulla presenza e sulla percezione delle vittime di tratta tra i beneficiari di protezione internazionale in 7 regioni italiane e una analisi comparativa in 7 Paesi dell’UE.

Scarica qui la ricerca di Cittalia “Vittime di tratta e richiedenti/titolari di protezione internazionale”.

Nel primo capitolo del rapporto si offre una panoramica complessiva sulle caratteristiche del fenomeno della tratta e dell’asilo nel contesto dell’Unione Europea, sui principali riferimenti normativi, sulle politiche adottate e sulle questioni attualmente più dibattute e a seguire, dopo aver sinteticamente descritto i presupposti giuridici della connessione tra tratta e asilo, si riportano sette case-studies nazionali relativi a Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Svezia, Belgio e Olanda, i quali tentano di mettere in evidenza una selezione di aspetti assunti come rilevanti. La scelta di tali paesi è motivata principalmente dal fatto che sono quelli che hanno ricevuto il più alto numero di richieste di protezione negli ultimi due anni e hanno messo in piedi sistemi di accoglienza ben differenti, sia dal punto di vista normativo sia come prassi di accoglienza.

Gli schiavisti sono tra noi, ma l’Italia ha abbassato la guardia

L’ultimo episodio è stato a novembre a Bari. Otto cittadini bulgari, alcuni di loro disabili, reclusi di notte dentro delle stalle e costretti di giorno a mendicare. Il “contratto” prevedeva che dovessero racimolare almeno 30 euro al giorno. In tal caso ne avevano in cambio, pane, acqua e qualche wurstel. Se non raggiungevano l’obiettivo, botte, umiliazioni, fame. L’organizzazione, guidata da altri cittadini bulgari, è stata sgominata dagli agenti della squadra mobile. Il suo capo – Marin Kostov Todorov, di 41 anni – è stato arrestato per tratta di esseri umani e riduzione in schiavitù.

Prima di essere scoperta – grazie all’intervento di una donna che è riuscita a farsi raccontare la sua storia da una delle vittime – la banda di schiavisti ha operato indisturbata per un anno, dal maggio del 2013 all’aprile del 2014. “Si tratta delle punta di un iceberg”, hanno chiarito gli investigatori. Ed è questo l’aspetto più inquietante. La ferocia “antica” di queste vicende, la stessa denominazione del reato (“riduzione in schiavitù”, qualcosa che evoca luoghi e tempi lontanissimi) portano a ritenere che si tratti di casi isolati ed eccezionali. Invece i nuovi schiavisti sono tra noi. Operano con criteri scientifici. Esiste anche un tariffario per la compravendita delle vittime. A settembre una vicenda analoga a quella di Bari era stata scoperta a Milano. In quel caso a gestire lo sfruttamento degli schiavi-mendicanti erano i quattordici componenti di due famiglie rom di origine rumena. Le vittime ventidue loro connazionali – anziani, mutilati, paralitici – fatti venire in Italia dal distretto rumeno di Costanza. Uno di loro, secondo quanto hanno accertato gli investigatori del Nucleo tutela donne e minori della Polizia locale, era stato venduto dalla famiglia ai trafficanti. Anche in questo caso l’indagine è stata resa possibile dalla decisione di una delle vittime di parlare. All’interno del campo rom sono state nascoste delle telecamere che hanno restituito immagini agghiaccianti. Come quella di un mutilato che, rientrato dal suo giro con una somma insufficiente, viene minacciato col coltello, poi picchiato sulla faccia con una scarpa. Si è accertato che ogni mendicante doveva raccogliere almeno 50 euro al giorno. Nei due anni di attività, gli schiavisti hanno messo in tasca decine di migliaia di euro, reinvestiti nell’acquisto di appartamenti. L’accusa contestata dal Pm della Direzione distrettuale antimafia di Milano Piero Basilone e fatta propria dal gip Simone Luerti, che ha emesso 14 ordinanza di custodia cautelare, è stata la solita: “riduzione in schiavitù”. “Parole – ha commentato il capo della Polizia localeTullio Mastrangelo – che sembrano appartenere a un’altra epoca e che invece risuonano negli anni Duemila, nel cuore dell’Europa”. Nel cuore dell’Europa, appunto. Infatti è l’Europa a dire che l’Italia su questo fronte ha abbassato la guardia. E, di conseguenza, che non siamo davanti a una serie di episodi agghiaccianti ma a una rete di organizzazioni criminali che da noi hanno una vita relativamente facile. “Per combattere questi reati vili – ha dichiarato ancora ancora Mastrangelo – non basta allontanare i mendicanti dalle strade, che sono soltanto vittime dei loro sfruttatori, ma bisogna colpire alla radice. C’è ancora molto da fare, perché il gruppo sconfitto oggi è solo uno dei tanti presenti in città”. Nella città di Milano come in tutt’Italia. A settembre è stato pubblicato l’ultimo “Rapporto Greta” attraverso il quale il Consiglio d’Europa analizza l’attività svolta dai vari Stati aderenti per contrastare il traffico di essere umani. Il dati ufficiali dicono che, tra il 2011 e il 2013, sono state assistite nel nostro Paese 4530 vittime di tratta.

Ma, secondo il rapporto, questa cifra “non rivela la vera ampiezza del fenomeno”. Questo perché l’Italia non dispone di strumenti adeguati per individuare le vittime e la nostra attenzione è concentrata soprattutto verso i tipi di tratta che hanno come scopo lo sfruttamento sessuale, mentre altre situazioni – come lo sfruttamento dei mendicanti, dei minori, dei braccianti agricoli – non sono adeguatamente monitorate. A partire dal 1999, le vittime di tratta ufficialmente assistite dall’Italia sono state 29mila. Ma se si prende in esame un arco di tempo recente, quello che va dal 2009 al 2012, si scopre che, a fronte di migliaia di casi,le condanne per “riduzione in schiavitù” sono state appena quattordici nel 2010 e nove nel 2009. Sotto accusa, anche le fisiologiche lentezze del sistema giudiziario che, su questo fronte delicatissimo, hanno effetti particolarmente drammatici perché abbassano ulteriormente le possibilità di tutela delle vittime. Il rapporto quindi ci richiama a «rafforzare gli sforzi per assicurare che i crimini inerenti alla tratta, qualsiasi sia il tipo di sfruttamento, vengano investigati e processati velocemente ed efficacemente, e che questo porti a sanzioni proporzionate e dissuasive”.

Eppure, almeno a parole, siamo all’avanguardia. Ecco per esempio cosa si legge sul sito del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, l’organo responsabili dei vari interventi che soggetti pubblici e privati attuano a tutela delle vittime: “La tratta di esseri umani costituisce un gravissimo reato: la mercificazione della persona umana e la sopraffazione della sua dignità e dei suoi diritti fondamentali. Opporsi al fenomeno della tratta, per tale ragione, non può che orientarsi alla tutela dei diritti umani delle vittime, qualunque sia l’intenzione dei trafficanti”. Non c’è solo il pur fondamentale aspetto umanitario, ma anche le cifre del business a chiarire quanto è importante contrastare queste attività criminali. L’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) ha fatto un semplice calcolo moltiplicando per il numero delle vittime di tratta assistite dal 1999 a oggi (29.000, come abbiamo visto) per la cifra che annualmente i criminali ricavano dallo sfruttamento di ogni singola vittima (secondo stime della Direzione Nazionale Antimafia tra i 40 e i 50mila euro). Il risultato è che l’attività di prevenzione svolta fino a ora – sia pure con tutti i limiti rilevati nel “Rapporto Greta” – ha sottratto alle organizzazioni criminali una cifra superiore al miliardo di euro. Il rapporto costi/benefici è estremamente favorevole. Basti pensare che nell’ultima annualità sono stati stanziati per l’attività di contrasto nove milioni di euro. Eppure l’attenzione è caduta. Entro la fine del giugno scorso – denuncia l’Asgi – doveva essere approvato il Piano nazionale anti-tratta, ma non è stato fatto nulla. E anche altri adempimenti che avrebbero consentito lo sviluppo dei progetti a tutela delle vittime sono stati disattesi. “Il completo disinteresse e dunque l’immobilismo che ha dominato gli ultimi mesi – denuncia l’Asgi – rischia realmente di compromettere un sistema che da anni ha contribuito in modo efficace alla tutela e protezione di migliaia di vittime del trafficking e indirettamente al contrasto di questo odioso crimine”.

di Giovanni Maria Bellu

 

Il Consiglio d’Europa ammonisce l’Italia: poca attenzione al tema della tratta

Il Consiglio d’Europa ha diffuso il rapporto del Gruppo di esperti sulla lotta alla tratta di esseri umani (GRETA) sull’Italia dal titolo “Report concerning the implementation of the Council of Europe Convention on Action against Trafficking in Human Beings by Italy”. La fotografia che ne deriva mostra un Paese poco attento al fenomeno della tratta, in cui  tra il 2011 ed il 2013  sono state assistite ufficialmente soltanto 4.530 persone, un dato ben lontano dalle proporzioni reali del fenomeno.

In particolare, il meccanismo di monitoraggio del Consiglio d’Europa punta il dito sulla scarsa attenzione dedicata dalle autorità del nostro Paese alle forme di tratta diverse da quella per sfruttamento sessuale, riferendosi in particolare ai fenomeni riguardanti lo sfruttamento lavorativo – in particolar modo quello agricolo – e altre tipologie di tratta come l’accattonaggio. Il fenomeno della tratta è infatti oggi multidimensionale e i persorsi di sfruttamento – che spesso si incrociano fra di loro – vanno identificati e contrastati sulla base di strategie olistiche e integrate, tramite un maggiore coordinamento tra autorità e operatori.

Il rapporto del GRETA mette inoltre in evidenza l’assenza in Italia di un piano di azione nazionale sulla tratta di esseri umani e di strumenti idonei all’identificazione delle vittime e al contrasto della tratta e chiede alle autorità italiane di dotarsi presto di un piano nazionale contenente priorità, obiettivi e azioni per rendere più efficace il contrasto alla tratta. Un altro settore strategico, che si è rivelato particolarmente lento e inefficace, è quello della Giustizia: nonostante negli ultimi quindici anni migliaia di vittime siano state assistite in Italia e nonostante si siano svolti tanti processi, pochissime persone hanno subito una condanna definitiva per tratta di esseri umania causa della lentezza dei processi legali e del frequente ricorso alla prescrizione.

Per saperne di più, scarica qui il rapporto GRETA sull’Italia:

Report concerning the implementation of the Council of Europe Convention on Action against Trafficking in Human Beings by Italy

Si chiudono a Torino e a Roma i workshop del progetto!

I casi di studio e le esperienze di contrasto al fenomeno della tratta di esseri umani e le interconnessioni con il sistema di protezione internazionale sono stati al centro degli ultimi incontri formativi “Vittime di tratta e richiedenti-titolari di protezione internazionale: due sistemi a confronto” organizzati da Cittalia, On the Road e Gruppo Abele nell’ambito del progetto “No tratta” il 27-28 maggio a Torino e il 29 maggio a Roma.

Programma 27 maggio

Programma 28 maggio

Programma 29 maggio

I workshop formativi erano rivolti agli operatori della rete territoriale dello SPRAR, ad esperti che si occupano dei temi legati alla tratta delle persone e all’asilo nonché alle prefetture e forze di polizia al fine di integrare le diverse pratiche di intervento.

Ad aprire i lavori della due giorni torinese è stata la direttrice del Servizio centrale dello SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) Daniela Di Capua a cui è seguito l’intervento del project manager di Cittalia Gabriele Guazzo che ha illustrato gli obiettivi del progetto europeo. La coordinatrice del progetto prostituzione e tratta del Gruppo Abele Mirta Da Pra Pocchiesa ha parlato del fenomeno della tratta in Italia mentre Simona Marchisella, responsabile Sportello Accoglienza Gruppo Abele, ha discusso del sistema nazionale di protezione sociale per vittime di tratta (articolo 13-18) e gli interventi di rete. La sessione pomeridiana è stata invece dedicata al tema delle donne vittime di tratta e dei loro percorsi di regolarizzazione nel sistema di protezione umanitaria e all’individuazione di indicatori utili per l’identificazione delle vittime di tratta tra i richiedenti asilo.

Roma, invece, ha ospitato il 29 maggio presso la sede dell’Anci l’ultima sessione di formazione prevista dal progetto No tratta, che ha visto come partecipanti i nuovi progetti della rete Sprar. Nel corso dell’appuntamento si è fatto il punto sulla normativa riguardante la tratta delle persone con particolare attenzione al decreto legislativo di recepimento della direttiva 2011/36/UE con Michela Manente dell’associazione On the Road e Paola Degani, docente di Politiche pubbliche e diritti umani ed esperta in diritto delle persone e dei popoli dell’Università di Padova. Nella sessione pomeridiana l’attenzione si è focalizzata sul tema delle possibili correlazioni tra i dispositivi normativi che riguardano la protezione internazionale e la tratta.

Tratta e protezione internazionale: due sistemi a confronto. Se ne parla a Bari.

Si è svolto a Bari il 19 maggio il settimo seminario organizzato dai partner del progetto No Tratta, intitolato “Vittime di tratta e richiedenti/titolari di protezione internazionale: due sistemi a confronto” e rivolto agli operatori SPRAR di Puglia, Molise e Basilicata.

Programma 19 maggio

L’incontro, che ha visto la partecipazione di circs 50 persone, è stato introdotto da Gabriele Guazzo di Cittalia e ha ospitato, tra gli altri, l’intervento di Michele Patroni Griffi del Servizio Centrale dello Sprar sulle principali novità del sistema di protezione in Italia, gli interventi dello staff di On the Road sul sistema nazionale “anti-tratta”, sugli indicatori per l’identificazione e presa in carico delle vittime e sulla comparazione tipologica tra vittime di tratta e titolari/richiedenti di protezione internazionale.

Gli avvocati Dario Belluccio dell’ASGI e Michela Manente di On the Road hanno presentato la normativa sulla tratta con particolare attenzione al decreto legislativo di recepimento della direttiva 2011/36/ UE e prestando particolare attenzione alle possibili correlazioni con tra protezione internazionale e i dispositivi normativi della tratta e del grave sfruttamento lavorativo di essere uman.

Una parte significativa dell’incontro è stata dedicata all’analisi e risoluzione di alcuni casi studio preparati dai docenti.

Tratta, asilo e centri di documentazione. Per saperne di più.

Studi, dossier, dati e informazioni sulla tratta, sul sistema anti-tratta, sul sistema di protezione internazionale e su tematiche correlate  sono reperibili sui siti dei partner del progetto.

Le pubblicazioni di Cittalia e dei centri di documentazione del Gruppo Abele e di On the Road sono consultabili online ai seguenti link:

Pubblicazioni Cittalia

Centro Studi, Documentazione e Ricerche del Gruppo Abele

Centro documentazione On the Road

Buona consultazione!

Prosegue a Roma il 14 e 15 aprile la formazione su tratta e protezione internazionale

Proseguono gli appuntamenti nell’ambito del ciclo di incontri formativi “Vittime di tratta e richiedenti-titolari di protezione internazionale: due sistemi a confronto” organizzati da Cittalia, On the Road e Gruppo Abele nell’ambito del progetto “No Tratta”.

Gli incontri, che si sono svolti rispettivamente il 14 e 15 aprile a Roma presso la Sala Conferenze dell’Anci (via dei Prefetti 46) erano rivolti agli operatori della rete territoriale dello SPRAR, ad esperti che si occupano dei temi legati alla tratta delle persone e all’asilo nonché alle prefetture e forze di polizia al fine di integrare le diverse pratiche di intervento.

Programma 14 aprile

Programma 15 aprile

Ad aprire i lavori della due giorni è stata la direttrice del Servizio Centrale dello SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) Daniela Di Capua a cui è seguito l’intervento del Project Manager di Cittalia Gabriele Guazzo che ha presentato gli obiettivi del progetto europeo “No Tratta” e del presidente dell’associazione On the road Vincenzo Castelli che ha illustrato il sistema nazionale di protezione sociale per le vittime di tratta in Italia.

Nel corso della prima giornata, rivolta principalmente agli operatori che si occupano del tema della tratta degli esseri umani, l’obiettivo è stato quello di esplorare le interconnessioni del fenomeno della tratta con il sistema di protezione internazionale attraverso un’analisi della normativa più recente e soprattutto di casi studio e casi pratici, anche grazie alla collaborazione dell’Asgi – Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione.

La seconda giornata ha visto, invece, come partecipanti gli operatori dei nuovi progetti SPRAR con lo scopo di informarli e sensibilizzarli sul tema della tratta e migliorare, attraverso l’analisi di casi studio, la loro capacità di identificazione delle vittime di tratta nell’ambito del sistema di protezione.

I prossimi appuntamenti formativi avranno luogo a Bari, Bologna e Torino.