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La storia di “M”
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La storia di “M”

Il rapporto sul sequestro è stato pubblicato nello stato del Chiapas, da cui proviene M.J.D.E. La sua famiglia sapeva che degli uomini l’avevano portata via. Era febbraio del 2014, e la giovane di 26 anni, insieme ad
altre quattro donne, era in viaggio per Cancún, scortata dai rapitori. All’arrivo in questa città paradisiaca, sempre accompagnata da due uomini, “M” aveva chiesto di andare in bagno. Le era stato concesso, e lei ne aveva approfittato per chiedere aiuto a due suore che aveva incrociato sulla strada. Le religiose l’avevano aiutata ad arrivare fino alla procura di Quintana Roo, a Cancún, per denunciare il fatto.

È stato così che, il 12 febbraio di quest’anno, il Messico è venuto a sapere del caso della giovane del Chiapas nel sudest del Paese. Ha raccontato come è stata sequestrata a Tuxtla Gutiérrez, caricata su un furgone in cui si trovavano altre donne, tenuta in ostaggio da vari uomini e trasportata via terra al paradiso turistico messicano. Una volta arrivati a Tabasco, lo stato chiamato “Eden” per le bellezze naturali, sono state tenute prigioniere in hotel per poi seguire per Cancún. Secondo la polizia locale, questo caso sarebbe collegato a una rete di tratta di persone operante in questa parte della Repubblica messicana e dedita allo sfruttamento sessuale. La giovane è tornata in Chiapas e, dopo vari giorni di assenza, si è riunita con la famiglia. Storie come questa sono all’ordine del giorno nel paese.
Allo stesso tempo, a febbraio, il Senato della Repubblica ha approvato delle riforme alla legge che punisce questa attività criminale. La cosiddetta Legge generale in materia di tratta di persone in Messico include, dal
2014, nuove tipizzazioni del reato e pene più severe. Sono stati inclusi lo sfruttamento a fini pornografici, il turismo sessuale con minori, il matrimonio o la gravidanza forzosi, la servitù obbligata e la tratta di organi.
D’accordo con la nuova realtà messicana, tra le tipizzazioni è stato introdotto anche il reclutamento forzoso per formare un gruppo armato. Allo stesso modo, questa legge federale riformata ha stabilito gli obblighi per le autorità statali, in particolare per quanto riguarda l’attenzione alle vittime.

L’università La Salle di Quintana Roo ha realizzato uno studio, finanziato dall’istituto regionale per le donne, che rivela che 4 donne su 10 che emigrano senza documenti vengono impiegate nelle zone turistiche di Cancún, Playa del Carmen e Tulum come domestiche o come donne delle pulizie negli hotel. Lo studio afferma che la maggioranza delle migranti viene dal Guatemala e dal Belice, e viene scelta proprio per questi lavori.
Nel 2013, il caso di “Manuelito, il bambino umiliato” a Tabasco, aveva colpito il Messico. Il vero nome, fu poi scoperto, era Feliciano Díaz; il bimbo apparteneva all’etnia tzotzil del Chiapas, e mostrò il fenomeno
del lavoro minorile che nasce dalla migrazione nel Messico del sud. Feliciano, di 10 anni, stava vendendo dolci e sigari nelle strade di Tabasco, quando un ispettore del governo lo aveva scoperto e aveva buttato a terra la mercanzia mentre il bimbo piangeva senza sapere che fare. Il fatto, registrato in video, è diventato famoso nelle reti sociali.
È stato così che il Messico si è accorto di quest’altro tipo di traffico di persone. Nonostante tutto, il fatto è stato documentato prima dalla Commissione per i diritti umani dello Stato dello Yucatán, dove uno studio ha dichiarato che gli abitanti del Chiapas lavorano come venditori ambulanti di dolci, sigari e prodotti artigianali, e sono pagati tre pesos l’ora. Le giornate di lavoro arrivano fino a 12 ore e chi li contratta, i cosiddetti patrones, fornisce, a pagamento, la stanza in cui dormire, da dividere con altri lavoratori. Così funziona l’affare del traffico

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