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I risultati del position paper NoTratta

Costituire un Osservatorio europeo sulla tratta degli esseri umani, favorire misure per la tutela delle vittime e l’emersione del fenomeno nell’ambito della protezione internazionale rafforzando la normativa in materia sono solo alcune delle proposte contenute nel Position paper Cittalia “Vittime di tratta e richiedenti/titolari di protezione internazionale” (scaricalo qui) presentato nel corso della conferenza conclusiva del progetto No Tratta “Protezione internazionale e tratta degli esseri umani: nuove strategie per una migliore identificazione e assistenza alle vittime” che si è svolta a Roma il 19 gennaio.

 

 

Conferenza finale NoTratta: nuove strategie per una migliore assistenza alle vittime

Protezione internazionale e strategie di contrasto alla tratta degli esseri umani saranno i temi al centro della conferenza conclusiva del progetto No Tratta in programma il 19 gennaio a Roma presso Palazzo Santa Chiara (Piazza Santa Chiara 14).

Sono circa 140mila le vittime di tratta giunte illegalmente in Europa attraverso le rotte del Mediterraneo, dei Balcani, dei paesi dell’Est e della Turchia. Numeri che dimostrano come il fenomeno della tratta degli esseri umani sia sempre più connesso con quello dei richiedenti asilo e rifugiati. Come si sta muovendo il nostro paese per contrastare la tratta e cosa si sta facendo a livello europeo? I partecipanti alla conferenza finale faranno il punto sulla situazione italiana ed europea per discutere e condividere buone prassi di lotta alla tratta degli esseri umani.

Ad aprire l’iniziativa sarà Irma Melini, Presidente della Commissione Anci immigrazione, poi interverranno Helena Behr dell’UNHCR, Paola Degani professoressa di politiche pubbliche e diritti umani dell’Università di Padova, Vincenzo Castelli presidente di On the road, Claudio Donadel, Responsabile U.o.C. Servizio Promozione Inclusione Sociale – Protezione Sociale e Umanitaria del Comune di Venezia, Daniela Di Capua direttrice del Servizio Centrale SPRAR, Mirta Da Pra del Gruppo Abele. Nella seconda parte della giornata a prendere parola saranno Monica Cerrutti dell’Assessorato ai diritti civili e immigrazione della Regione Piemonte; Luca Pacini, Direttore di Cittalia, Matteo Biffoni, Delegato ANCI per l’Immigrazione e le politiche per l’integrazione; Maria Grazia Giammarinaro, Relatrice Speciale delle Nazione Unite sulla tratta degli esseri umani e molti altri ospiti ed esperti sul tema.

La conferenza è parte del progetto europeo “NO TRATTA”, co-finanziato dal Programma Prevenzione e Lotta contro la Criminalità dell’Unione Europea.

Qui il Programma_Conferenza_No_Tratta_Roma_19_01_2016_DEF
Qui il video completo della prima conferenza tenutasi a Roma il 19 giugno 2015
Per info e iscrizioni scrivere a guazzo@cittalia.it

Al via la campagna “No Tratta”

Il 19 ottobre è ufficialmente partita la campagna “No Tratta” sul territorio nazionale, con le prime affissioni a Roma, Torino e Pescara. Attraverso manifesti, poster per i sottotetto dei bus e uno spazio sulla free press Metro, la campagna vuole lanciare il messaggio chiave che la tratta di esseri umani può essere fermata e che tutti, vittime e testimoni, possono contribuire a denunciare gli episodi di sfruttamento.

Al centro del messaggio, vi è la diffusione del numero verde nazionale anti-tratta (800-290-290), un servizio anonimo, gratuito e attivo 24 ore su 24, utilizzabile sia dai testimoni di un atto di sfruttamento che dalle vittime di questo terribile fenomeno. Al numero verde le vittime possono chiedere aiuto, indipendentemente dall’esistenza di una denuncia penale dello sfruttatore che non è necessaria ai fini della protezione.
Il progetto NO TRATTA, iniziato ufficialmente il primo settembre 2013, punta a migliorare la capacità di identificazione e assistenza delle vittime di tratta tra coloro che si occupano di protezione internazionale, nonché ad approfondire il nesso e le sovrapposizioni tra il fenomeno della tratta e la protezione internazionale (e tra i rispettivi sistemi di protezione), al fine di incoraggiare una maggior cooperazione tra tutti gli attori coinvolti.

La scelta di comunicare attraverso le foto e il tema “Intrattabile” è tesa ad arrivare all’interesse del maggior numero possibile di persone per cominciare a far parlare di un sistema di tratta che riguarda più di 100mila migranti in un anno.
Presto verranno lanciati anche un video e uno spot radio, a conclusione della parte di comunicazione del progetto co-finanziato dal Programma Prevenzione e Lotta contro la criminalità dell’Unione Europea che ha elaborato anche strumenti di indagine e operativi.

La parola chiave “Intrattabile”, utilizzata per la campagna, mira a conferire protagonismo alle vittime in un’ottica di riscatto sociale e personale e la scelta di comunicare attraverso le foto è tesa ad arrivare all’attenzione del maggior numero possibile di persone, per cominciare a far parlare di un sistema di sfruttamento che in Europa riguarda più di 100mila migranti in un anno. Nel mese di novembre verranno lanciati anche un video e uno spot radio, a conclusione delle attività di informazione e sensibilizzazione previste dal progetto No Tratta.
No Tratta è un progetto co-finanziato dal Programma per la Prevenzione e la lotta contro la criminalità dell’Unione Europea.

Il traffico di migranti nel Niger denunciato nel reportage del NYT da Agadez

Un reportage del New York Times spiega l’attuale situazione dei trafficanti nella città di Agadez, dove gran parte dei migranti che si apprestano ad attraversare il Sahara per poi arrivare in Libia e da lì approdare alle coste italiane giacciono in attesa della propria partenza in quartieri ghetto improvvisati nella città.

Ogni anno 80mila persone passano da questo punto di snodo, per poi affrontare il deserto del Sahara e dunque il Mar Mediterraneo. Lo stato africano ha inasprito i controlli e le sanzioni nei confronti dei trafficanti ma tali provvedimenti tardano a dare frutti. Con gli intermediari (i cosiddetti “connection man”) che guadagnano 50 dollari a migrante risulta difficile riuscire a promuovere interventi a contrasto del traffico di esseri umani. A ciò si aggiunga che la situazione economica precaria del paese rende questo business molto appetibile per tutti coloro che abbiano i mezzi e le conoscenze per organizzare la tratta.

Qui l’articolo integrale.

Scaricabile il manuale sul diritto europeo in materia di asilo, frontiere e immigrazione

Pubblichiamo sul sito NoTratta il manuale che intende fornire una panoramica delle varie norme europee in materia di asilo, frontiere e immigrazione.

Il manuale è destinato ad avvocati, giudici, pubblici ministeri, guardie di frontiera, funzionari dell’immigrazione e altre figure professionali che collaborano con le autorità nazionali, oltre che a organizzazioni non governative e a organismi che potrebbero essere chiamati ad affrontare le problematiche legali in uno degli ambiti analizzati nel manuale.
Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona nel dicembre 2009, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è divenuta giuridicamente vincolante. Il trattato di Lisbona prevede anche l’adesione dell’UE alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che è giuridicamente vincolante in tutti gli Stati membri dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa. In questo contesto, migliorare la comprensione dei principi comuni elaborati nella giurisprudenza delle due corti europee, nonché dei regolamenti e delle direttive
dell’Unione, è indispensabile per la corretta attuazione delle relative norme e, di conseguenza, per il pieno rispetto dei diritti fondamentali a livello nazionale.

Qui è scaricabile il manuale di diritto europeo in materia di asilo 2014

Permesso di soggiorno troppo caro, Corte UE boccia l’Italia

La Corte di giustizia Ue boccia la legge italiana che impone a cittadini extracomunitari richiedenti il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno, di pagare un contributo tra 80 e 200 euro. Secondo i giudici il costo è “sproporzionato rispetto alla finalità perseguita dalla normativa Ue, e può creare ostacoli all’esercizio dei diritti”.

Il caso nasce da un ricorso della Cgil e dell’Inca (patronato della Cgil) al Tar del Lazio contro le normative applicate in Italia. Cgil e Inca, infatti, hanno chiesto al Tribunale amministrativo regionale l’annullamento del decreto sul contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno per cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo, facendo valere la natura sproporzionata del contributo. La Corte di giustizia Ue, oltre a dichiarare che la legge Ue sullo status dei cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo “non ammette la normativa italiana” poiché “richiede un contributo sproporzionato”, ricorda che “l’obiettivo principale della direttiva è l’integrazione”. Inoltre, sebbene gli Stati membri abbiano un “margine discrezionale” per fissare l’importo dei contributi, “tale potere discrezionale non è illimitato”. D’altra parte, si aggiunge, l’incidenza economica del contributo italiano può essere considerevole, dato che il rinnovo dei permessi deve essere pagato di frequente.
I giudici europei riconoscono che gli Stati membri possono subordinare il rilascio al pagamento di contributi e che, nel fissarne l’importo, dispongono di un margine discrezionale. Tuttavia, “tale potere discrezionale non è illimitato, non può compromettere la realizzazione degli obiettivi perseguiti dalla direttiva e deve rispettare il principio di proporzionalità; i contributi non devono creare un ostacolo al conseguimento dello status di soggiornante di lungo periodo”.

La Corte sottolinea, inoltre, che “la metà del gettito prodotto dalla riscossione del contributo è destinata a finanziare le spese connesse al rimpatrio dei cittadini dei Paesi terzi in posizione irregolare”. Di conseguenza respinge l’argomento del governo italiano secondo cui il contributo è connesso all’attività istruttoria necessaria alla verifica del possesso dei requisiti previsti per l’acquisizione del titolo di soggiorno.

articolo originale di La Repubblica

Nuova condanna per l’Italia da Strasburgo

Ieri 1 settembre è arrivato a sentenza il procedimento intentato davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo da due avvocato italiani, Luca Masera e Stefano Zirulia, per conto di tre cittadini tunisini.

La sentenza riveste una grande importanza, per i contenuti e per il contesto in cui si colloca. La vicenda risale al 2011, Ministro dell’Interno Maroni, quando nel centro di Lampedusa vennero rinchiusi per 4 giorni, senza l’avvallo della magistratura e senza poter contattare un legale, diversi migranti tunisini che poi vennero espulsi collettivamente verso il paese d’origine.
Tre di loro, grazie anche all’intervento dell’Arci, vennero rintracciati in Tunisia e diedero mandato ai due legali di sporgere denuncia.
La sentenza della corte Europea stabilisce tre principi fondamentali:
- è illegittimo detenere una persona senza che il provvedimento di restrizione della libertà personale venga avvallato da un magistrato e sia consentito ai detenuti di consultare un legale;
- le condizioni di detenzione nel centro di Lampedusa non rispettavano quanto previsto dall’articolo 3 della convenzione Europea dei diritti dell’uomo, in particolare per quel che riguarda i trattamenti disumani e degradanti;
- le espulsioni collettive verso la Tunisia erano illegittime, perché effettuate solo sulla base della nazionalità degli espulsi, senza il vaglio dei singoli casi e senza un provvedimento della magistratura.
Questa sentenza crea un importante precedente, di cui le istituzioni italiane ed europee dovranno tener conto nella discussione in corso e nei trattamenti concreti riservati ai migranti.
Questo vale per esempio sulla prevista detenzione negli hot spot, di cui si chiede con insistenza all’Italia di dotarsi. Hot spot e Hub chiusi nel sud Italia, dove i migranti verrebbero trattenuti in attesa dell’identificazione e della valutazione se richiedenti asilo o meno.
Secondo i giudici della Corte questo trattamento sarebbe illegale. Come illegali sono le condizioni di degrado in cui vengono costretti a vivere i migranti e richiedenti asilo nella maggior parte dei Cie e dei Cara.
Una sentenza dunque che rafforza chi da anni si batte contro quella sospensione del diritto cui le istituzioni si sentono autorizzate nei confronti dei migranti, chiedendone il rispetto della dignità e dei diritti.

On line il Manuale Operativo NoTratta

Il Manuale operativo No Tratta, è stato presentato in occasione della Conferenza finale No Tratta a Roma, il 19 giugno.

Curato dal Gruppo Abele in collaborazione con Cittalia e On the Road è uno strumento pratico per chi lavora quotidianamente sul campo e un’ utile raccolta di norme giuridiche per istituzioni ed enti territoriali, per difendere e ridare dignità alle persone vittime di tratta.
Il Manuale è liberamente accessibile e scaricabile qui.

“C’è rifugio dalla tratta”: le proposte operative

La tratta di esseri umani è una realtà sociale complessa, come complessi sono i flussi migratori attuali: nell’Unione Europea, si stimano oltre 625mila richieste d’asilo nel 2014 e 140mila vittime di tratta. Tra i richiedenti asilo, sono tante le persone che sono vittime di tratta – soprattutto per sfruttamento sessuale, lavorativo e per accattonaggio – o che lo diventano durante il “viaggio” o al loro arrivo nei Paesi di destinazione.

Per gli operatori dell’accoglienza non è però sempre facile identificarle, né tantomeno affidare le loro istanze e la tutela delle loro situazioni soggettive ai canali e alle misure di protezione più appropriati.
Questi e molti altri temi, sono stati affrontati il 18 e il 19 giugno in occasione dei seminari conclusivi del progetto europeo No Tratta coordinato da Cittalia. È emerso che l’azione di contrasto alla tratta passa da un’adeguata presa in carico della vittima o del richiedente asilo, da una minuziosa tutela legale e dalla previsione di modalità più efficaci di inserimento sociale e lavorativo. Grazie ai facilitatori e ai rapporteur del Servizio Centrale Sprar, di Gruppo Abele, di On The Road Onlus e dell’ASGI i gruppi di lavoro hanno prodotto delle proposte concrete che sono state poi riportate ai rappresentanti del Ministero dell’Interno e del Dipartimento per le Pari Opportunità durante la conferenza finale del 19 giugno.

https://www.youtube.com/watch?v=QZTrrjWhMMQ

Conoscere i cambiamenti del fenomeno ormai strutturale della tratta e le modalità con cui sempre più frequentemente si connette con il tema della protezione internazionale è il primo passo per poterla contrastare. L’obiettivo della conferenza del progetto No Tratta è stato proprio quello di cercare di mettere insieme e coniugare tra loro i saperi e gli strumenti dell’accoglienza integrata e della lotta alla tratta mediante la partecipazione e i contributi attivi di operatori, istituzioni, associazioni, amministratori locali e organizzazioni internazionali.

All’insegna dello slogan “C’è rifugio dalla tratta”, l’incontro ha favorito la creazione di un network tra amministratori locali, operatori Sprar, operatori del sistema nazionale anti-tratta e associazioni territoriali.
La sfida dei workshop paralleli è stata quella di analizzare le nuove forme di sfruttamento presenti in Italia: nonostante l’incidenza della tratta a scopo di prostituzione rimanga alta (62%), negli ultimi anni sono molto aumentati i casi di sfruttamento lavorativo (31%) e di accattonaggio (7%). Sono questi alcuni dei dati emersi dalla ricerca curata da Cittalia “Vittime di tratta e richiedenti asilo/titolari di protezione internazionale” e presentata da Alessandra Caldarozzi, che attraverso analisi desk e interviste sul campo conferma la presenza di vittime di tratta tra i richiedenti asilo.

Irma Melini, Presidente della Commissione Welfare e Immigrazione dell’ANCI, ha aperto la conferenza del 19, tenutasi presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, sottolineando l’importanza di rilanciare un tavolo unificato per l’emersione e la repressione del fenomeno della tratta.

Alla conferenza hanno partecipato anche Mirta Da Pra del Gruppo Abele, Maria Vittoria Pontieri del Ministero dell’Interno, Daniela Di Capua, direttrice del Servizio Centrale dello Sprar, la parlamentare Giovanna Martelli, Consigliera del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di Pari Opportunità, che ha ribadito l’importanza che dovrà svolgere in questo contesto il Piano Nazionale Antitratta.

Gli sportelli di Torino, Parma e Firenze sono solo alcune delle buone prassi illustrate da Vincenzo Castelli, Presidente dell’Associazione On the Road, che possono essere replicate a livello locale per garantire un’adeguata presa in carico, un supporto psicologico e percorsi di inclusione sociale appropriati alle vittime di tratta.

Nel corso dei lavori, è stato presentato anche il Manuale operativo No Tratta, curato dal Gruppo Abele in collaborazione con Cittalia e On the Road. Uno strumento pratico per chi lavora quotidianamente sul campo e una utile raccolta di norme giuridiche per istituzioni ed enti territoriali, per difendere e ridare dignità alle persone vittime di tratta.

Il video completo della conferenza finale del 19 è disponibile qui.

On line la ricerca aggiornata No Tratta

E’ disponibile la ricerca aggiornata di Cittalia su “Vittime di tratta e richiedenti/titolari di protezione internazionale”.  Il paper contiene uno studio di tipo qualitativo sulla presenza e sulla percezione delle vittime di tratta tra i beneficiari di protezione internazionale in 7 regioni italiane e una analisi comparativa in 7 Paesi dell’UE.

Scarica qui la ricerca di Cittalia “Vittime di tratta e richiedenti/titolari di protezione internazionale”.

Nel primo capitolo del rapporto si offre una panoramica complessiva sulle caratteristiche del fenomeno della tratta e dell’asilo nel contesto dell’Unione Europea, sui principali riferimenti normativi, sulle politiche adottate e sulle questioni attualmente più dibattute e a seguire, dopo aver sinteticamente descritto i presupposti giuridici della connessione tra tratta e asilo, si riportano sette case-studies nazionali relativi a Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Svezia, Belgio e Olanda, i quali tentano di mettere in evidenza una selezione di aspetti assunti come rilevanti. La scelta di tali paesi è motivata principalmente dal fatto che sono quelli che hanno ricevuto il più alto numero di richieste di protezione negli ultimi due anni e hanno messo in piedi sistemi di accoglienza ben differenti, sia dal punto di vista normativo sia come prassi di accoglienza.