+
Home / 2015 / settembre
2015 settembre

Il traffico di migranti nel Niger denunciato nel reportage del NYT da Agadez

Un reportage del New York Times spiega l’attuale situazione dei trafficanti nella città di Agadez, dove gran parte dei migranti che si apprestano ad attraversare il Sahara per poi arrivare in Libia e da lì approdare alle coste italiane giacciono in attesa della propria partenza in quartieri ghetto improvvisati nella città.

Ogni anno 80mila persone passano da questo punto di snodo, per poi affrontare il deserto del Sahara e dunque il Mar Mediterraneo. Lo stato africano ha inasprito i controlli e le sanzioni nei confronti dei trafficanti ma tali provvedimenti tardano a dare frutti. Con gli intermediari (i cosiddetti “connection man”) che guadagnano 50 dollari a migrante risulta difficile riuscire a promuovere interventi a contrasto del traffico di esseri umani. A ciò si aggiunga che la situazione economica precaria del paese rende questo business molto appetibile per tutti coloro che abbiano i mezzi e le conoscenze per organizzare la tratta.

Qui l’articolo integrale.

Scaricabile il manuale sul diritto europeo in materia di asilo, frontiere e immigrazione

Pubblichiamo sul sito NoTratta il manuale che intende fornire una panoramica delle varie norme europee in materia di asilo, frontiere e immigrazione.

Il manuale è destinato ad avvocati, giudici, pubblici ministeri, guardie di frontiera, funzionari dell’immigrazione e altre figure professionali che collaborano con le autorità nazionali, oltre che a organizzazioni non governative e a organismi che potrebbero essere chiamati ad affrontare le problematiche legali in uno degli ambiti analizzati nel manuale.
Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona nel dicembre 2009, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è divenuta giuridicamente vincolante. Il trattato di Lisbona prevede anche l’adesione dell’UE alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che è giuridicamente vincolante in tutti gli Stati membri dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa. In questo contesto, migliorare la comprensione dei principi comuni elaborati nella giurisprudenza delle due corti europee, nonché dei regolamenti e delle direttive
dell’Unione, è indispensabile per la corretta attuazione delle relative norme e, di conseguenza, per il pieno rispetto dei diritti fondamentali a livello nazionale.

Qui è scaricabile il manuale di diritto europeo in materia di asilo 2014

Permesso di soggiorno troppo caro, Corte UE boccia l’Italia

La Corte di giustizia Ue boccia la legge italiana che impone a cittadini extracomunitari richiedenti il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno, di pagare un contributo tra 80 e 200 euro. Secondo i giudici il costo è “sproporzionato rispetto alla finalità perseguita dalla normativa Ue, e può creare ostacoli all’esercizio dei diritti”.

Il caso nasce da un ricorso della Cgil e dell’Inca (patronato della Cgil) al Tar del Lazio contro le normative applicate in Italia. Cgil e Inca, infatti, hanno chiesto al Tribunale amministrativo regionale l’annullamento del decreto sul contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno per cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo, facendo valere la natura sproporzionata del contributo. La Corte di giustizia Ue, oltre a dichiarare che la legge Ue sullo status dei cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo “non ammette la normativa italiana” poiché “richiede un contributo sproporzionato”, ricorda che “l’obiettivo principale della direttiva è l’integrazione”. Inoltre, sebbene gli Stati membri abbiano un “margine discrezionale” per fissare l’importo dei contributi, “tale potere discrezionale non è illimitato”. D’altra parte, si aggiunge, l’incidenza economica del contributo italiano può essere considerevole, dato che il rinnovo dei permessi deve essere pagato di frequente.
I giudici europei riconoscono che gli Stati membri possono subordinare il rilascio al pagamento di contributi e che, nel fissarne l’importo, dispongono di un margine discrezionale. Tuttavia, “tale potere discrezionale non è illimitato, non può compromettere la realizzazione degli obiettivi perseguiti dalla direttiva e deve rispettare il principio di proporzionalità; i contributi non devono creare un ostacolo al conseguimento dello status di soggiornante di lungo periodo”.

La Corte sottolinea, inoltre, che “la metà del gettito prodotto dalla riscossione del contributo è destinata a finanziare le spese connesse al rimpatrio dei cittadini dei Paesi terzi in posizione irregolare”. Di conseguenza respinge l’argomento del governo italiano secondo cui il contributo è connesso all’attività istruttoria necessaria alla verifica del possesso dei requisiti previsti per l’acquisizione del titolo di soggiorno.

articolo originale di La Repubblica

Nuova condanna per l’Italia da Strasburgo

Ieri 1 settembre è arrivato a sentenza il procedimento intentato davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo da due avvocato italiani, Luca Masera e Stefano Zirulia, per conto di tre cittadini tunisini.

La sentenza riveste una grande importanza, per i contenuti e per il contesto in cui si colloca. La vicenda risale al 2011, Ministro dell’Interno Maroni, quando nel centro di Lampedusa vennero rinchiusi per 4 giorni, senza l’avvallo della magistratura e senza poter contattare un legale, diversi migranti tunisini che poi vennero espulsi collettivamente verso il paese d’origine.
Tre di loro, grazie anche all’intervento dell’Arci, vennero rintracciati in Tunisia e diedero mandato ai due legali di sporgere denuncia.
La sentenza della corte Europea stabilisce tre principi fondamentali:
- è illegittimo detenere una persona senza che il provvedimento di restrizione della libertà personale venga avvallato da un magistrato e sia consentito ai detenuti di consultare un legale;
- le condizioni di detenzione nel centro di Lampedusa non rispettavano quanto previsto dall’articolo 3 della convenzione Europea dei diritti dell’uomo, in particolare per quel che riguarda i trattamenti disumani e degradanti;
- le espulsioni collettive verso la Tunisia erano illegittime, perché effettuate solo sulla base della nazionalità degli espulsi, senza il vaglio dei singoli casi e senza un provvedimento della magistratura.
Questa sentenza crea un importante precedente, di cui le istituzioni italiane ed europee dovranno tener conto nella discussione in corso e nei trattamenti concreti riservati ai migranti.
Questo vale per esempio sulla prevista detenzione negli hot spot, di cui si chiede con insistenza all’Italia di dotarsi. Hot spot e Hub chiusi nel sud Italia, dove i migranti verrebbero trattenuti in attesa dell’identificazione e della valutazione se richiedenti asilo o meno.
Secondo i giudici della Corte questo trattamento sarebbe illegale. Come illegali sono le condizioni di degrado in cui vengono costretti a vivere i migranti e richiedenti asilo nella maggior parte dei Cie e dei Cara.
Una sentenza dunque che rafforza chi da anni si batte contro quella sospensione del diritto cui le istituzioni si sentono autorizzate nei confronti dei migranti, chiedendone il rispetto della dignità e dei diritti.