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2014

Schiavitù moderna: chi sono le vittime e in che cosa consiste questo fenomeno

Quando si parla di schiavitù la maggior parte delle persone tende a pensare ad un fenomeno che appartiene ad epoche passate, un’ingiustizia che la società “civilizzata” è riuscita ad eliminare. Questa visione idilliaca della modernità, tuttavia, deve fare i conti con i dati forniti dalle Nazioni Unite secondo cui, solamente nel 2008, 2,5 milioni di esseri umani provenienti da 127 paesi diversi sono stati venduti allo scopo di fornire prestazioni sessuali, per l’espianto di organi o altre parti del corpo, per chiedere l’elemosina, per adozioni illegali o matrimoni forzati.

Una chiara definizione di questo fenomeno è fornita dai Protocolli di Palermo, adottati tra il 12 e il 15 dicembre del 2000, in cui si legge che il traffico di esseri umani consiste in ogni atto di coercizione o di inganno avente lo scopo di ottenere un vantaggio dallo sfruttamento sessuale, di lavoro, di schiavitù, di commercio o di organi di una persona. Sebbene abbia una certa rilevanza anche a livello locale, questo crimine ha una portata chiaramente trans-nazionale che è stata più volte sottolineata dalle Nazioni Unite ed è
anche alla base delle varie risoluzioni e protocolli adottati in materia. I vantaggi economici ottenuti da quella che possiamo facilmente definire una forma di “schiavitù moderna” sono enormi. Un tentativo di effettuare una stima degli introiti derivanti dal traffico di esseri umani è stato intrapreso dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) nel 2005. Patrick Belser, il funzionario dell’agenzia Onu incaricato di redigere il report, ha calcolato che una persona sfruttata economicamente può produrre ogni anno tra 360 (nei paesi dell’Africa sub-sahariana) e 30 mila dollari (nelle economie industrializzate). Questi valori crescono sensibilmente se si prendono in considerazione i così detti “schiavi sessuali” che garantiscono alle persone che li sfruttano guadagni variabili tra 10 mila (Africa sub-sahariana) e 67 mila dollari (paesi industrializzati). Utilizzando questi dati come base di calcolo Belser ha concluso che il
traffico di generi umani genera ogni anno scambi economici per un valore pari a 31,6 miliardi di dollari. La maggior parte dei profitti derivanti da questo crimine vengono ritenuti dallo sfruttatore, mentre solo una minima parte viene incassata da reclutatori/trafficanti, i quali sovente vengono semplicemente pagati per la cessione della loro “merce”.

La maggior parte delle vittime dei trafficanti sono persone provenienti da paesi in via di sviluppo che vengono destinate ad altri paesi non industrializzati. Solamente l’11% delle tratte ha come luogo di destinazione/sfruttamento un paese industrializzato. Ciò non deve far pensare che questo crimine è un problema che riguarda solamente paesi che potremmo definire “non civilizzati”, parafrasando la definizione utilizzata dalle Nazioni Unite. Stando ai dati forniti dalla National Crime Agency britannica, infatti, il numero di persone sfruttate in GB come schiave è aumentato nell’ultimo anno del 22 %. Tra le 2.744 persone identificate dalle autorità locali come possibili vittime dei trafficanti, oltre il 40% erano destinate a diventare schiavi sessuali e il 30% sarebbero stati avviati a lavori manuali. È bene sottolineare che il caso dell’Inghilterra non è isolato; la tratta degli esseri umani, infatti, è considerata uno dei crimini trans-nazionali con il tasso di crescita più elevato, specialmente nei paesi industrializzati. Ciò dipende dal fatto che i trafficanti, sfruttando una persona in un paese “ricco”, ottengono un profitto che è alle volte 50 volte maggiori rispetto a quello ottenuto in paesi in via di sviluppo. Nonostante le varie risoluzioni adottate dalle Nazioni Unite e gli interventi in materia da parte dei singoli Stati, la tratta degli esseri umani rappresenta una delle più grandi emergenze umanitarie del nostro tempo. Stando agli ultimi dati forniti dall’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crimes) attualmente nel mondo oltre 30 milioni di persone sarebbero ridotte in
schiavitù, costrette a vendere il proprio corpo o a svolgere altri servizi per il beneficio dei loro aguzzini.

di Stefano Consiglio

Migranti, in aumento le donne costrette a prostituirsi

I dati diffusi dall’OIM, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, secondo le informazoni del Ministero dell’Interno. Mostrano che ad ottobre sono arrivate meno persone (15.279) rispetto a settembre (26.107). Il numero totale di arrivi del 2014 è comunque aumentato di quasi quattro volte rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il progetto Praesidium per contenere il fenomeno della tratta

Sono 154.075 i migranti arrivati in Italia via mare dall’inizio dell’anno fino al 31 di ottobre, si apprende dall’OIM,Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. I dati, del Ministero dell’Interno, mostrano come nel mese di ottobre siano arrivate meno persone (15.279) rispetto a settembre (26.107). Il numero totale di arrivi del 2014 è comunque aumentato di quasi quattro volte rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando le persone giunte in Italia via mare erano 38.882. I siriani sono sempre la
nazionalità più rappresentata (36.351), seguiti da Eritrei (33.872), Maliani (8.899), Nigeriani (8.031) Gambiani (6.787), Palestinesi (5.044) e Somali (4.965). Da sottolineare come il flusso di Palestinesi, arrivati in 1.000 fino al mese di giugno, sia cominciato ad aumentare solo a partire dall’estate.

L’aumento delle giovani nigeriane. Nonostante ad ottobre si sia registrato un calo degli arrivi di circa il 40 per cento rispetto a settembre, l’OIM Roma sottolinea come vi siano delle tendenze particolarmente preoccupanti: tra queste, la crescente presenza di donne potenziali vittime di tratta. “Nel 2014 sono giunte in Italia 16.839 donne, mentre nello stesso periodo del 2013 furono 5.163″, afferma Federico Soda, Capo Missione dell’ufficio dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) in Italia. “Abbiamo notato in particolare un rilevante aumento di giovani ragazze provenienti dalla Nigeria: 1.290, circa il 300 per cento in più rispetto alle 392 arrivate l’anno scorso.” Confessano: “Ci portano qui per prostituirci”. L’OIM da quest’anno ha costituito – nell’ambito del progetto Praesidium – due team “anti-tratta” attivi in Sicilia e in Puglia, allo scopo di rafforzare le attività di individuazione e identificazione delle vittime di tratta e sfruttamento. “Entriamo in contatto con le ragazze al porto, immediatamente dopo lo sbarco”, racconta Soda, “in modo di poterle informare sui loro diritti prima che possano essere avvicinate dai loro eventuali sfruttatori.” Gli operatori OIM affermano che molte delle donne intervistate confermano di essere state fatte arrivare in Italia a scopo di sfruttamento sessuale. In alcuni casi, le loro denunce hanno potuto portare all’arresto degli sfruttatori.Adescate con la promessa di un vero lavoro. Soda specifica come molte donne siano originarie dello stato nigeriano di Edo, dove vengono adescate con la promessa di trovare un lavoro in Italia.

“Ben presto le ragazze capiscono di essere state ingannate: durante il viaggio si ritrovano in una condizione di semischiavitù: vengono spesso violentate e sono obbligate a prostituirsi. Sono costrette di frequente a lavorare in bordelli in Libia e poi inviate in Italia dai loro aguzzini. Molte di loro, prima di partire, devono sottoporsi a una cerimonia vooddo, nel corso della quale devono giurare di restituire i soldi ‘offerti’ per il viaggio.
Purtroppo, a causa di questa manipolazione psicologica, diventa a volte complicato far capire loro come sia possibile liberarsi da questo debito e dagli sfruttatori.”  L’OIM è presente a Lampedusa, in Sicilia, in Calabria e in Puglia nell’ambito di Praesidium, un progetto finanziato dal Ministero dell’Interno italiano e dalla Commissione Europea e realizzato insieme a UNHCR, Save The Children e Croce Rossa italiana.

Rapporto choc: negli Stati Uniti 100mila bambini sono vittime di tratta

La denuncia viene dalla ECPAT, un’organizzazione non profit dedicata alla
lotta del traffico degli esseri umani. Uno sfruttatore confessa: «Quando li
incontro, questi bambini sono stati stuprati così tante volte, che il mio compito è spiegare loro come potrebbero essere pagati per farlo».

Il numero è spaventoso: ogni anno negli Stati Uniti circa 100.000 bambini sono vittime di traffico a scopi sessuali. Venduti, in altre parole, al racket della prostituzione. La denuncia viene dalla ECPAT, un’organizzazione non profit dedicata alla lotta del traffico degli esseri umani.
Secondo il rapporto pubblicato da questo gruppo, le vittime in genere sono ragazze e ragazzi sotto i 18 anni d’età scappati di casa, homeless, oppure orfani, che vengono reclutati direttamente negli istituti che dovrebbero occuparsi di loro. Carol Smolenski, direttore esecutivo di ECPAT-USA, ha detto all’Huffington Post che uno sfruttatore le ha raccontato così il meccanismo: «Quando io li incontro, questi bambini sono stati stuprati così tante volte, che il mio compito è spiegare loro come potrebbero essere
pagati per farlo». In altre parole, verrebbero comunque abusati: tanto vale che si convincano a subire le violenze in cambio di soldi.
In molti casi, sempre secondo il rapporto, le attività di sfruttamento avvengono nelle camere di alberghi che magari non sono complici, ma non fanno nemmeno alcuno sforzo per individuare e denunciare il traffico. Quindi ECPAT ha contattato diverse catene, come ad esempio la Hilton, affinché si mobilitino.

Il numero è sorprendente per gli Stati Uniti, e per l’ignoranza del fenomeno. Quandovengono interrogati sul traffico di esseri umani a scopi sessuali, infatti, gli americani rispondono che avviene in paesi remoti dell’Asia, del Sudamerica, o magari dell’Europa, ma non negli Usa. Questa mancanza di informazione contribuisce a nascondere il fenomeno, consentendo che continui indisturbato.

di Paolo Mastrolilli

Il Consiglio d’Europa ammonisce l’Italia: poca attenzione al tema della tratta

Il Consiglio d’Europa ha diffuso il rapporto del Gruppo di esperti sulla lotta alla tratta di esseri umani (GRETA) sull’Italia dal titolo “Report concerning the implementation of the Council of Europe Convention on Action against Trafficking in Human Beings by Italy”. La fotografia che ne deriva mostra un Paese poco attento al fenomeno della tratta, in cui  tra il 2011 ed il 2013  sono state assistite ufficialmente soltanto 4.530 persone, un dato ben lontano dalle proporzioni reali del fenomeno.

In particolare, il meccanismo di monitoraggio del Consiglio d’Europa punta il dito sulla scarsa attenzione dedicata dalle autorità del nostro Paese alle forme di tratta diverse da quella per sfruttamento sessuale, riferendosi in particolare ai fenomeni riguardanti lo sfruttamento lavorativo – in particolar modo quello agricolo – e altre tipologie di tratta come l’accattonaggio. Il fenomeno della tratta è infatti oggi multidimensionale e i persorsi di sfruttamento – che spesso si incrociano fra di loro – vanno identificati e contrastati sulla base di strategie olistiche e integrate, tramite un maggiore coordinamento tra autorità e operatori.

Il rapporto del GRETA mette inoltre in evidenza l’assenza in Italia di un piano di azione nazionale sulla tratta di esseri umani e di strumenti idonei all’identificazione delle vittime e al contrasto della tratta e chiede alle autorità italiane di dotarsi presto di un piano nazionale contenente priorità, obiettivi e azioni per rendere più efficace il contrasto alla tratta. Un altro settore strategico, che si è rivelato particolarmente lento e inefficace, è quello della Giustizia: nonostante negli ultimi quindici anni migliaia di vittime siano state assistite in Italia e nonostante si siano svolti tanti processi, pochissime persone hanno subito una condanna definitiva per tratta di esseri umania causa della lentezza dei processi legali e del frequente ricorso alla prescrizione.

Per saperne di più, scarica qui il rapporto GRETA sull’Italia:

Report concerning the implementation of the Council of Europe Convention on Action against Trafficking in Human Beings by Italy

Lotta alla tratta: risorse giuridiche per gli operatori

Si chiudono a Torino e a Roma i workshop del progetto!

I casi di studio e le esperienze di contrasto al fenomeno della tratta di esseri umani e le interconnessioni con il sistema di protezione internazionale sono stati al centro degli ultimi incontri formativi “Vittime di tratta e richiedenti-titolari di protezione internazionale: due sistemi a confronto” organizzati da Cittalia, On the Road e Gruppo Abele nell’ambito del progetto “No tratta” il 27-28 maggio a Torino e il 29 maggio a Roma.

Programma 27 maggio

Programma 28 maggio

Programma 29 maggio

I workshop formativi erano rivolti agli operatori della rete territoriale dello SPRAR, ad esperti che si occupano dei temi legati alla tratta delle persone e all’asilo nonché alle prefetture e forze di polizia al fine di integrare le diverse pratiche di intervento.

Ad aprire i lavori della due giorni torinese è stata la direttrice del Servizio centrale dello SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) Daniela Di Capua a cui è seguito l’intervento del project manager di Cittalia Gabriele Guazzo che ha illustrato gli obiettivi del progetto europeo. La coordinatrice del progetto prostituzione e tratta del Gruppo Abele Mirta Da Pra Pocchiesa ha parlato del fenomeno della tratta in Italia mentre Simona Marchisella, responsabile Sportello Accoglienza Gruppo Abele, ha discusso del sistema nazionale di protezione sociale per vittime di tratta (articolo 13-18) e gli interventi di rete. La sessione pomeridiana è stata invece dedicata al tema delle donne vittime di tratta e dei loro percorsi di regolarizzazione nel sistema di protezione umanitaria e all’individuazione di indicatori utili per l’identificazione delle vittime di tratta tra i richiedenti asilo.

Roma, invece, ha ospitato il 29 maggio presso la sede dell’Anci l’ultima sessione di formazione prevista dal progetto No tratta, che ha visto come partecipanti i nuovi progetti della rete Sprar. Nel corso dell’appuntamento si è fatto il punto sulla normativa riguardante la tratta delle persone con particolare attenzione al decreto legislativo di recepimento della direttiva 2011/36/UE con Michela Manente dell’associazione On the Road e Paola Degani, docente di Politiche pubbliche e diritti umani ed esperta in diritto delle persone e dei popoli dell’Università di Padova. Nella sessione pomeridiana l’attenzione si è focalizzata sul tema delle possibili correlazioni tra i dispositivi normativi che riguardano la protezione internazionale e la tratta.

Disponibile da luglio il Rapporto di Ricerca “NO TRATTA”

A luglio sarà pubblicato il Rapporto di Ricerca “Vittime di tratta e richiedenti/titolari di protezione internazionale” elaborato da Cittalia nell’ambito del progetto “No Tratta”. Il Rapporto è al momento in fase di revisione da parte del Comitato Scientifico.

Il lavoro è  diviso in due capitoli, “La protezione internazionale e le vittime di tratta e sfruttamento in Europa” e “La connessione tra protezione internazionale e vittime di tratta in Italia” e si avvale di metodologie desk avanzate per ricostruire in maniera puntuale il quadro di insieme (storico-fenomenologico, normativo-giuridico, sociale) del fenomeno della tratta in relazione alla protezione internazionale.

In particolare, la prima parte del lavoro comprende una descrizione dell’evoluzione del fenomeno, uno studio della normativa europea e delle strategie di contrasto alla tratta, una analisi dei sistemi tratta, asilo e dei loro ambiti di connessione in Italia e in altri sei Paesi dell’Unione Europea (Germania, Francia, Regno Unito, Svezia, Belgio, Olanda).

La seconda parte del Rapporto studia invece le inter-relazioni tra protezione internazionale e vittime di tratta in Italia attraverso le informazioni e i dati raccolti grzie alla ricerca sul campo, presentando le caratteristiche del fenomeno, gli indicatori e descrivendo gli strumenti e le competenze necessari all’emersione del fenomeno.

Tratta e protezione internazionale: due sistemi a confronto. Se ne parla a Bari.

Si è svolto a Bari il 19 maggio il settimo seminario organizzato dai partner del progetto No Tratta, intitolato “Vittime di tratta e richiedenti/titolari di protezione internazionale: due sistemi a confronto” e rivolto agli operatori SPRAR di Puglia, Molise e Basilicata.

Programma 19 maggio

L’incontro, che ha visto la partecipazione di circs 50 persone, è stato introdotto da Gabriele Guazzo di Cittalia e ha ospitato, tra gli altri, l’intervento di Michele Patroni Griffi del Servizio Centrale dello Sprar sulle principali novità del sistema di protezione in Italia, gli interventi dello staff di On the Road sul sistema nazionale “anti-tratta”, sugli indicatori per l’identificazione e presa in carico delle vittime e sulla comparazione tipologica tra vittime di tratta e titolari/richiedenti di protezione internazionale.

Gli avvocati Dario Belluccio dell’ASGI e Michela Manente di On the Road hanno presentato la normativa sulla tratta con particolare attenzione al decreto legislativo di recepimento della direttiva 2011/36/ UE e prestando particolare attenzione alle possibili correlazioni con tra protezione internazionale e i dispositivi normativi della tratta e del grave sfruttamento lavorativo di essere uman.

Una parte significativa dell’incontro è stata dedicata all’analisi e risoluzione di alcuni casi studio preparati dai docenti.

Tratta, asilo e centri di documentazione. Per saperne di più.

Studi, dossier, dati e informazioni sulla tratta, sul sistema anti-tratta, sul sistema di protezione internazionale e su tematiche correlate  sono reperibili sui siti dei partner del progetto.

Le pubblicazioni di Cittalia e dei centri di documentazione del Gruppo Abele e di On the Road sono consultabili online ai seguenti link:

Pubblicazioni Cittalia

Centro Studi, Documentazione e Ricerche del Gruppo Abele

Centro documentazione On the Road

Buona consultazione!

Prosegue a Roma il 14 e 15 aprile la formazione su tratta e protezione internazionale

Proseguono gli appuntamenti nell’ambito del ciclo di incontri formativi “Vittime di tratta e richiedenti-titolari di protezione internazionale: due sistemi a confronto” organizzati da Cittalia, On the Road e Gruppo Abele nell’ambito del progetto “No Tratta”.

Gli incontri, che si sono svolti rispettivamente il 14 e 15 aprile a Roma presso la Sala Conferenze dell’Anci (via dei Prefetti 46) erano rivolti agli operatori della rete territoriale dello SPRAR, ad esperti che si occupano dei temi legati alla tratta delle persone e all’asilo nonché alle prefetture e forze di polizia al fine di integrare le diverse pratiche di intervento.

Programma 14 aprile

Programma 15 aprile

Ad aprire i lavori della due giorni è stata la direttrice del Servizio Centrale dello SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) Daniela Di Capua a cui è seguito l’intervento del Project Manager di Cittalia Gabriele Guazzo che ha presentato gli obiettivi del progetto europeo “No Tratta” e del presidente dell’associazione On the road Vincenzo Castelli che ha illustrato il sistema nazionale di protezione sociale per le vittime di tratta in Italia.

Nel corso della prima giornata, rivolta principalmente agli operatori che si occupano del tema della tratta degli esseri umani, l’obiettivo è stato quello di esplorare le interconnessioni del fenomeno della tratta con il sistema di protezione internazionale attraverso un’analisi della normativa più recente e soprattutto di casi studio e casi pratici, anche grazie alla collaborazione dell’Asgi – Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione.

La seconda giornata ha visto, invece, come partecipanti gli operatori dei nuovi progetti SPRAR con lo scopo di informarli e sensibilizzarli sul tema della tratta e migliorare, attraverso l’analisi di casi studio, la loro capacità di identificazione delle vittime di tratta nell’ambito del sistema di protezione.

I prossimi appuntamenti formativi avranno luogo a Bari, Bologna e Torino.